|
L'etimologia
del nome Raddusa appare molto oscura e probabilmente si
ricollega ad una radice araba che equivale a Spaccare
Pietre e, quindi, per estensione a Cava di Pietra, forse
con riferimento alla natura del terreno. Le prime
notizie intorno al feudo Raddusa risalgono al 1300,
quando la Sicilia era divisa in tre grandi valli: Val di
Mazara, Val Demone e Val di Noto. Nel Val di Noto,
in territorio di Aidone, era situato il feudo Raddusa
che apparteneva a Pietro Fessima. Nel 1330, il Figlio
Enrico, ottenne da Re Federico III d'Aragona, il
privilegio d'infeudazione per se ed i suoi discendenti.
Il feudo pervenne, poi, in casa Paternò il 7 Ottobre
del 1530 a seguito del matrimonio tra Gianfrancesco
Paternò Cavaliere del Sacro Romano Impero e Vincenzina
Fessima, i cui avi possedevano il feudo fin del 1283. Il
primo nucleo abitativo del feudo formato da contadini
ascriptitii, risiedeva nel fondaco delle Canne, una
contrada a Sud dell'attuale paese, lambita dalle acque
del fiume Secco. Qui, sicuramente nel 1500, come riporta
lo storico Tommaso Fazello nella sua bellissima Storia
della Sicilia, esisteva un fondaco che fungeva da
albergo e stazione di cambio cavalli per i viaggiatori
che percorrendo la Regia trazzera si recavano a Palermo.
In questo casale esisteva una cappella intitolata
alla Madonna delle Grazie, le cui prime notizie
risalgono al 1682. A circa 1 Km, nella parte alta
della Manca sorgeva il Castello del feudatario, in
posizione strategica per il controllo della trazzera.
Nel 1810 il Marchese Franceco Maria Paternò, per
richiamare nei suoi feudi più gente possibile, da
utilizzare come manodopera nelle sue terre incolte e
nelle miniere di zolfo di cui era ricco il territorio,
ottenne dal Re di Sicilia, Ferdinando III, la facoltà
di fondare un villaggio.Sorse così il paese di Raddusa
e i contadini abbandonarono il Fondaco delle Canne per
trasferirsi nel nuovo abitato. Il marchese, al fine di
agevolare la colonizzazione, concesse in enfiteusi
alcuni appezzamenti di terreno a coloro che decidevano
di trasferirsi nei suoi possedimenti. I nuovi coloni
giunsero nella terra di Raddusa, provenienti da
Caltagirone, Mineo, Villarosa, Mazzarino, Reggio, Riesi,
Militello Val di Catania, etc. Costruirono le case nel
terreno ceduto dal marchese occupando lo spazio
antistante il suo palazzo ed espandendosi via via lungo
la strada della piazza. La nuova comunità fu, nel 1820,
aggregata amministrativamente al comune di Ramacca,
nonostante le resistenze di quest'ultimo che non voleva
assolutamente addossarsi l'amministrazione di un
villaggio distante 14 miglia e per giunta formato da
gente "collettizia, selvaggia e ignorante".
Con il passare degli anni, però, il modesto villaggio,
grazie soprattutto alla sua florida industria zolfifera,
cominciò a svilupparsi e ad aumentare notevolmente la
sua popolazione, tanto che molti ritennero fosse giunto
il momento di separarsi da Ramacca e rivendicare
un'amministrazione autonoma. La battaglia per ottenere
l'autonomia non fu facile e durò più di un decennio,
perche Ramacca non voleva più separarsi da un comune
divenuto molto florido. Alla fine,
però, Raddusa vinse la sua battaglia e a decorrere
dall'1 Gennaio del 1860, fu elevato a comune autonomo.
Primo Sindaco del novello comune fu nominato Filippo
Sollima di 37 anni di professione possidente.
A
cura del Prof. Riccardo Allegra, Raddusa 1986
|